I Trump de noartri!
Il 16 gennaio 2026 Salerno si è svegliata con una notizia politica che ha il sapore di un atto di comando più che di un normale avvicendamento istituzionale: Vincenzo Napoli, sindaco da oltre un decennio, figura rispettata e simbolo di una certa stabilità amministrativa, ha presentato le sue dimissioni anticipate dal Comune. Nella sua lettera protocollata il sindaco parla di “nuovi scenari politici che impongono mutamenti radicali e una rinnovata spinta propulsiva e progettuale”, dichiarando di aver operato con disciplina e onore ma ritenendo “sbagliato spendere questo scorcio di consiliatura in un’ordinaria amministrazione” e quindi dimettendosi da sindaco.
La pubblicazione della lettera non ha spento le critiche sullo sfondo politico che ha accompagnato la scelta: molti osservatori hanno subito letto nel gesto l’apertura della strada al possibile ritorno di Vincenzo De Luca alla guida della città che ha segnato gran parte della sua carriera: più volte sindaco e per dieci anni presidente della Regione Campania. Per alcuni commentatori, il passo indietro di Napoli è sembrato un modo per riaprire il terreno a De Luca, che nella stessa fase ha scandito più volte nei suoi interventi pubblici la frase “la ricreazione è finita”, monito che secondo più voci suona più come comando che come proposta politica per il futuro della città.
Pochi giorni prima, il 15 gennaio 2026, a Benevento il sindaco Clemente Mastella revoca l’incarico all’assessore all’Ambiente Alessandro Rosa con una modalità rapida e frettolosa: prima un messaggio personale, poi un comunicato ufficiale. Rosa — medico e figura stimata nel tessuto civico locale — ha raccontato di aver appreso dell’allontanamento “come se fosse una rottura sentimentale via chat”, evidenziando l’assenza totale di un confronto preventivo. Questi fatti sono stati riportati dai media locali e nazionali come espressione di una cultura politica in cui l’allineamento totale con il vertice conta più del merito o della dialettica istituzionale.
Queste scelte — il ritiro improvviso di una figura eletta come Napoli e la revoca dell’assessorato di Rosa — hanno in comune qualcosa di più profondo della semplice tattica amministrativa: raccontano di una politica che decide senza realmente confrontarsi con l’elettorato o con i propri rappresentanti locali, privilegiando la coesione personale e di vertice rispetto alle dinamiche democratiche ordinarie.
La storia è poi arricchita da un’altra componente che non può essere ignorata. Nell’autunno del 2025, specificamente tra il 25 e il 28 settembre 2025, Piero De Luca, figlio del presidente regionale Vincenzo De Luca, è stato l’unico candidato alla carica di segretario regionale del Partito Democratico in Campania, dopo anni di commissariamento interno del partito, e poi ufficialmente proclamato alla guida del Pd regionale all’inizio di ottobre. La sua elezione è avvenuta per acclamazione da parte dell’assemblea dem e lo stesso De Luca jr ha pubblicamente ringraziato il padre, parlando del suo impegno per la Campania come di un atto profondo di dedizione.
In parallelo, a Benevento Pellegrino Mastella, figlio di Clemente, ha ottenuto un risultato elettorale significativo alle elezioni regionali del 2025, risultando tra i candidati eletti nel Consiglio regionale della Campania, confermando una linea di proseguimento politico familiare evidente nelle dinamiche locali dell’ultimo ciclo elettorale. (La notizia del successo elettorale è stata commentata in numerosi reportage sulle regionali).
Queste dinamiche hanno suscitato reazioni critiche da più parti. Analisti politici hanno osservato che queste modalità — rimuovere chi è stato eletto e promuovere i propri discendenti nelle strutture di comando — sono in tensione con il rispetto formale e sostanziale dell’elettorato e delle istituzioni. Per molti, si tratta di una forma di politica che richiama più la conservazione di un potere personale o familiare che l’esercizio di rappresentanza collettiva. La narrativa che circonda questi avvenimenti ha portato taluni a parlare di un fenomeno tipico dei cosiddetti “Trump de noartri”: leader carismatici e autoritari che gestiscono il potere con decisioni verticali, senza confronto democratico pieno, e promuovono dinamiche familiari di successione.
Critici di forze di opposizione e di componenti interne al Pd hanno sostenuto che queste scelte non solo indeboliscono la fiducia delle persone nei confronti delle istituzioni ma rischiano di produrre un messaggio diseducativo soprattutto per i più giovani. Quando la politica si presenta come una gerarchia in cui la forza decisionale sostituisce il confronto e il merito, si dà l’impressione che il potere sia un possesso da custodire e tramandare più che un incarico da servire.
È proprio questo messaggio — più che le singole decisioni — che preoccupa sociologi e commentatori: la trasmissione di una cultura in cui la forza e la tracotanza contano più del merito e della partecipazione democratica. In un contesto simile, c’è il rischio che alcuni giovani interiorizzino l’idea che i rapporti di forza siano il modo “normale” di ottenere risultati, anche nella vita quotidiana, con conseguenze che possono includere comportamenti autoritari o di prevaricazione nei rapporti sociali.
D’altra parte, la reazione degli elettori è spesso polarizzata. Una parte dell’elettorato “al seguito” continua a votare coerentemente con le reti clientelari o di interesse costruite nel tempo attorno a queste figure — un fenomeno osservato in varie aree italiane — mentre chi è costretto a lottare quotidianamente per la sopravvivenza — giovani, precari, disoccupati — tende sempre più ad astenersi, vivendo l’assenza di rappresentanza come una forma di protesta silenziosa che, paradossalmente, rafforza l’inerzia politica complessiva.
In una democrazia sana, il potere è temporaneo, basato sul consenso, soggetto a controllo e rinnovamento. Quando invece il potere si trasforma in prerogativa personale e dinastica, come si sta osservando nelle cronache politiche campane di questi mesi, e in alcuni casi assume modalità che ricordano la logica dei clan — dove l’allineamento e la fedeltà valgono più del merito e della legge — il rischio è che le istituzioni si svuotino di significato, e che la politica diventi uno strumento di dominio più che di rappresentanza e servizio, confermando la percezione di un vero “Trump de noartri”.
Fonti e riferimenti principali (citazioni nel testo)
Notizie di cronaca e annunci ufficiali
- Comune di Salerno, Si dimette il sindaco Vincenzo Napoli, 16 gennaio 2026.
- Salerno, il sindaco si dimette e De Luca si scalda per il ritorno: “la ricreazione è finita”, Corriere del Mezzogiorno, 17 gennaio 2026.
- Piero De Luca deposita le firme per la candidatura a segretario regionale Pd Campania, Dire.it, 3 settembre 2025.
- Piero De Luca proclamato segretario regionale del Pd Campania e ringraziamenti al padre, Repubblica Napoli, 4 ottobre 2025.
- Piero De Luca unico candidato alla segreteria regionale Pd Campania, QdNapoli, 3 settembre 2025.
- Piero De Luca, dichiarazioni su strategie Pd, ANSA Campania, 17 ottobre 2025.
Approfondimenti e contesto
- Analisi interne sul ruolo politico di De Luca e dinamiche interne al Pd, Il Tempo, agosto 2025 (riferito).
