“Giustizia, appello finale per il Sì: ‘Una battaglia di libertà contro correnti e privilegi’”
A Salerno la chiusura della campagna referendaria dei comitati favorevoli alla riforma.
Sul palco avvocati, esponenti civici e politici: “Non è un voto contro qualcuno, ma per una giustizia più equa, terza e credibile”.
SALERNO — Un appello al voto, ma anche una chiamata alla mobilitazione civile. Si è chiusa così, a Salerno, la campagna referendaria dei comitati per il Sì sulla giustizia, in un incontro che ha riunito avvocati, rappresentanti politici, attivisti radicali e realtà civiche impegnate a sostegno della riforma.
L’iniziativa ha visto la partecipazione dell’ l’avv. Michele Sarno (Presidente Camera Penale Salernitana), di Donato Salzano (portavoce dei Comitati Civili Radicali e Referendari), dell’avv. Cecchino Cacciatore (Sinistra del SI – Salerno),dell’avv. Silverio Sica (portavoce Comitato Popolare per il SI) di Sonia Senatore (Comitato Noi Moderati e MAIE per il SI), dell’avv. Francesca Saveria Sofia (Comitato Giovani Avvocati per il SI), di Francesco Iandiorio (Comitato SI Separa), di Giovanni Luciano (coordinatore Regionale Comitato GiustiziaSi). Gli intervenuti hanno inteso spiegare il senso politico e culturale della battaglia referendaria, definendola “coraggiosa” perché capace, a loro dire, di sfidare “un potere consolidato da decenni” e di riportare al centro il tema dell’equilibrio tra accusa, difesa e giudice. In apertura è stato rivolto anche un ringraziamento a Luigi Cerciello e al Comitato Salerno Insieme, impegnati, insieme ai Radicali per la promozione nelle piazze al voto per il Sì.
A fare da filo conduttore all’intera serata è stato soprattutto il richiamo alla necessità di una giustizia “più giusta”, fondata sulla netta distinzione tra chi accusa e chi giudica. Secondo gli intervenuti, la separazione delle carriere rappresenta il completamento naturale del percorso avviato con il modello accusatorio introdotto nel 1988 e con la riforma costituzionale del 1999 sul giusto processo.
Tra i temi più ricorrenti, quello dell’imparzialità del giudice. “Chi accusa e chi giudica devono stare su due piani completamente distinti”, è stato ribadito più volte dal palco. Per i comitati del Sì, infatti, il vero obiettivo della riforma è rafforzare la terzietà del giudice, ridurre le ambiguità del sistema e restituire fiducia ai cittadini nei confronti dell’amministrazione della giustizia.
Non meno centrale il riferimento al peso delle correnti nella magistratura e al funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. I promotori del Sì hanno indicato nel sorteggio uno strumento utile a ridurre le influenze interne, contenere le logiche correntizie e rafforzare indipendenza e credibilità dell’autogoverno della magistratura. Più di un intervento ha richiamato esplicitamente il caso Palamara come simbolo di un meccanismo da riformare.
Molto forte anche il richiamo ai numeri delle ingiuste detenzioni e agli errori giudiziari. Nel corso della serata è stato ricordato come, dal 1983 (con il Caso di Enzo Tortora) a oggi, migliaia di persone siano finite ingiustamente in carcere. Un dato presentato come la prova che il sistema attuale non può più essere difeso come intoccabile. Proprio da qui è partito il parallelo, evocato più volte, con il caso Enzo Tortora, definito non come un semplice errore giudiziario ma come una ferita profonda per lo Stato di diritto italiano.
I toni si sono fatti particolarmente netti quando alcuni relatori hanno denunciato il carattere “mistificatorio” della campagna del No, accusata di aver spostato il confronto dal merito della riforma allo scontro ideologico. Da più parti è stato ripetuto che il referendum non deve essere interpretato come un voto pro o contro il governo, ma come una scelta di equilibrio istituzionale e di tutela dei diritti dei cittadini.
Nel corso degli interventi sono emerse anche sensibilità politiche differenti, dal mondo radicale a quello liberale, moderato e di sinistra garantista. Una pluralità rivendicata come segno della natura trasversale del fronte per il Sì. “Non è una battaglia contro la magistratura, ma per una magistratura più forte perché più credibile e più imparziale”, è stato uno dei concetti più ribaditi.
Particolarmente forte è stato il richiamo alla responsabilità individuale del voto. Agli elettori è stato chiesto di informarsi, leggere i testi della riforma e non lasciarsi guidare da slogan o paure. “Non vi chiedo di essere coraggiosi, vi chiedo di essere coscienziosi”, è stato uno dei passaggi più applauditi della serata.
In chiusura, l’appello finale: andare alle urne e farlo presto, “per far entrare per primo il Sì nelle urne”. Un invito rivolto soprattutto a chi, secondo i promotori, vede in questa consultazione non una resa dei conti politica, ma l’occasione per aprire una nuova fase della giustizia italiana.

